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Aggiornamento scientifico

Terapia sottogengivale: perché controllo e diagnosi non sono la stessa cosa

Un’indagine SIdP 2026 segnala un divario tra controlli dichiarati e terapia parodontale di base riferita. Cosa indica il dato e quali domande può essere utile portare alla visita.

A cura del Dr. Simone Stori
5 ottobre 20265 min di lettura

Il dato SIdP va letto come un segnale, non come una diagnosi

L’indagine Omni Salus 2026, promossa dalla SIdP su 3.000 adulti, riporta che il 12,5% degli intervistati riferisce di aver ricevuto una terapia parodontale non chirurgica o pulizia sottogengivale. Nello stesso rilevamento, oltre il 60% dichiara controlli odontoiatrici regolari e il 41,3% riferisce di non usare mai filo interdentale o scovolino.

È un dato utile per parlare di prevenzione e accesso alle cure, ma non permette di stabilire quante persone abbiano effettivamente una parodontite, quali denti ne siano interessati o quale trattamento sia indicato per un singolo paziente. La rilevazione è basata su quanto dichiarato dagli intervistati e non sostituisce un esame clinico.

La terapia sottogengivale non coincide con una pulizia standard

Il controllo periodico e l’igiene professionale sono momenti importanti per la salute orale. Se però una valutazione rileva perdita di supporto parodontale e/o tasche, può essere presa in considerazione una fase terapeutica mirata sotto gengiva. Le linee guida SIdP raccomandano la strumentazione subgengivale per trattare la parodontite, con l’obiettivo di ridurre profondità di sondaggio, infiammazione e siti interessati.

Questo non equivale a una procedura identica per tutti né a una promessa di risultato. Il piano dipende da sondaggio, sanguinamento, radiografie quando necessarie, distribuzione dei siti, fattori di rischio e risposta osservata nel tempo. Il Laser Nd:YAG può essere integrato quando clinicamente appropriato, ma non sostituisce diagnosi, terapia meccanica, rivalutazione o mantenimento.

Il punto è la sequenza: valutare, trattare quando indicato, rivalutare

Le linee guida descrivono un percorso progressivo: controllo del biofilm e dei fattori di rischio, terapia correlata alla causa quando indicata, rivalutazione della risposta dei tessuti e mantenimento adattato al profilo di rischio. Il collutorio può essere un ausilio nelle modalità indicate dal professionista, ma non sostituisce la rimozione meccanica della placca con spazzolino e strumenti interdentali.

Una rivalutazione non è un dettaglio amministrativo. Serve a confrontare i dati iniziali e successivi, capire quali siti sono stabili e decidere se proseguire con il mantenimento o discutere ulteriori opzioni. Tempi e frequenza dei controlli vengono personalizzati dopo la valutazione clinica.

Domande utili se hai già fatto controlli o pulizie

Portare queste domande alla visita può aiutare a distinguere tra un’indicazione generale e un percorso costruito sui dati del proprio caso. Non sono una diagnosi online né un invito a scegliere una terapia prima della valutazione.

  • È stato eseguito un sondaggio parodontale completo e quali parametri saranno confrontati nel tempo?
  • Ci sono siti con sanguinamento o profondità che richiedono una valutazione più approfondita?
  • Quale obiettivo viene definito per la fase iniziale e quando è prevista la rivalutazione?
  • Quale programma di mantenimento è proporzionato ai fattori di rischio e alla risposta osservata?